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Viaggio nella natura polacca

Sono in un vecchio casale di origine tedesca, nel piccolo villaggio di Pustelnik, Bassa Slesia, ad un’ora e mezza da Wroclaw, non lontano dal confine ceco. Due piccoli laghetti a pochi metri dalla mia finestra e le montagne subito dietro. Prati verdi, alberi altissimi ed intere colline ricoperte di fiori gialli.

Siamo in cammino per raggiungere i Laghi Colorati, Kolorowe Jeziorka del Rudawski Park Krajobrazowy, guidati da un vecchio husky dal pelo lungo. Camminiamo per dieci kilometri tra campi e boschi, l’aria è fresca, tutto attorno a noi è di una qualche sfumatura di verde. Siamo una ventina di persone, insieme rappresentiamo quattro continenti ed una decina di paesi diversi, Cina, Bolivia, Irlanda, Filippine, Tunisia, Stati Uniti, Portogallo, Polonia, Italia, Ucraina.

Arriviamo sul lato nord di Wielka Kopa dopo tre ore di cammino. I tre laghi artificiali creati nelle miniere di pirite chiuse agli inizi del secolo scorso si incontrano uno dopo l’altro. Il primo è il lago Giallo, anche se in questo periodo dell’anno ne resta ben poco; poi c’è quello color porpora ed in fine l’ultimo quello azzurro, il più grande ed il più spettacolare.

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Breslavia, prima neve

Ed arrivò la neve. Ma solo un po’.

Capodanno a Breslavia

Il palco per il concerto di capodanno è quasi pronto. Sorge sul lato ovest del Rynek, vicino alla piazzetta antistante la chiesa di Santa Elisabetta. Per il concerto di San Silvestro sono attese molte migliaia di persone e sarà trasmesso dalla rete televisiva nazionale TVP2.  Gli artisti che si esibiranno quella sera sono molti, per lo più polacchi, quindi è probabile che non li conosciate. Per venirvi incontro ecco tutti i nomi ed i pezzi più famosi: Perfect, Piersi, Donatan & CleoEdyta Górniak, Loka, Lemon, Patrycja Markowska, Afromental, Mesajah, Bajm, Bo Saris, Urszula, Thomas Anders, Mezo,  Bracia, Elaiza, Margaret, Janusz Radek, Pectus, Rafał Brzozowski, Marek Piekarczyk, Natasza Urbańska, Halina Mlynkowa.

E poi c’è LUI. Proprio lui.

Buon anno.

Wroclaw Neon Gallery

È il 14 novembre, venerdì sera. Ulica Ruska è una via che dista poche centinaia di metri dalla piazza centrale di Wroclaw. Il numero 46c è in un cortile interno, che conduce nella via parallela. Lo spazio è schiacciato tra due lunghi palazzi, è sempre un po’ buio, la strada rovinata.

Ma le pareti non sono grigie, murales di diversi colori, dimensioni e stili ricoprono i palazzi. Qui sono stati ricollocati vecchi neon della città, grandi insegne luminose restaurate e rimesse in funzione.

Sono le ore 20, e tutte si accendono.

Breslavia, Cimitero Militare Italiano

Ha appena smesso di piovere, l’autobus numero 11 arriva al suo capolinea “Cmentarz Grabiszyński”. Sulla destra sorge uno dei cimiteri più grandi di Breslavia. Sul lato opposto c’è un parco. Bisogna camminare ancora un po’ ed attraversare i binari del tram. Ci sono solo alberi, erba, poi un cancello. Sulla targa, Sezione del Cimitero Militare Italiano Guerra 1915-1918; dall’altro lato del cancello, la stessa scritta, ma in polacco.

La costruzione del Cimitero Militare Italiano a Breslavia iniziò nei primi mesi del 1927 per volere del governo italiano – nell’area del parco Grabiszyński. Già nel luglio di quello stesso anno arrivarono i primi corpi dei soldati, precedentemente sepolti nei pressi dei campi di prigionia in cui avevano trovato la morte. Il 2 novembre 1928 il cimitero era completato. I resti di 1016 soldati italiani morti nei campi di prigionia di Wroclaw, della Bassa Slesia e di altre zone orientali della Germania erano stati trasportati qui da più di 70 cimiteri.

Più di mille uomini catturati a più di mille kilometri da qui. Dopo il 24 ottobre 1917, dopo la rotta di Caporetto. Sconfitti dagli austriaci, trasportati nei campi di prigionia tedeschi.  La fame, le malattie ed il freddo li condannarono tutti alla morte in pochi mesi.

Alla fine del 1943 furono sepolti qui anche 20 soldati italiani catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre.

I soldati sono sepolti in tombe singole. Le lapidi sono state realizzate con pietre provenienti dall’altopiano carsico, gli stessi luoghi delle battaglie della Prima Guerra Mondiale.

Ci sono due vie che si incontrano ad angolo retto formando una sorta di croce latina. Al centro un obelisco commemorativo – realizzato dallo scultore Angelo Negretti. L’Italia ai suoi figli caduti nella Guerra Mondiale MCMXV-MCMXVIII. Tutto attorno il prato bagnato.

Blu, Ericailcane: i murales italiani in Polonia

Il mese passato sono stato a Cracovia. Ho fatto 350 foto in 3 giorni. Se ci fossero ancora i rullini fotografici da 24 e da 36 andrei fallito; oppure farei fotografie con maggiore parsimonia, chi può dirlo. Ma tant’è, gli anni ’90 sono finiti ed anche il più banale dei soprammobili merita almeno cinque o sei foto. Figurarsi una città intera.

Comunque girando per Cracovia senza una meta e un obiettivo mi sono per due volte accodato a due gruppi di turisti guidati dalle guide dei free city tour. Il primo l’ho seguito dentro il Castello reale di Cracovia, il Wawel – neanche a dirvi che ho fatto uno sproposito di foto – e presto le vedrete tutte, non pensate di scamparla. La seconda guida l’ho seguita nel vecchio ghetto di Cracovia. Attraversando il quartiere di Podgorze sulla destra ad un certo punto appare un grande murales che ricopre l’intero muro laterale di un palazzo. Una grande campana gialla, che è al tempo stesso megafono. La campana è decorata da simboli papali, e sotto di essa una massa informe di uomini tutti uguali ascolta fissa la voce del megafono. Il messaggio è evidente. La guida ce lo indica, nel cuore della cattolicissima Cracovia è un simbolo piuttosto significativo. L’autore dell’opera è italiano, continua la guida, che poi ci condurrà fino ai luoghi della fabbrica di Schindler.

L’autore di quell’opera è Blu. Originario di Senigallia, ma cresciuto a Bologna, nel 2011 segnalato da The Observer come uno dei dieci migliori street artist in circolazione. Quello che non sapevo è che anche molti dei murales di Breslavia sono opera di artisti italiani. Come Blu, appunto, Ericailcane e Dem. Così sono tornato a cercarli. Ne ho trovati alcuni. Questo ad esempio era anche vicino a dove abito io.

Gli gnomi di Breslavia

A Breslavia ci sono gli gnomi. O nani, o folletti. Non sono pratico, il nome in polacco è krasnale. Comunque la città ne è piena. Ad ogni angolo di strada, in mezzo alle piazze, nascosti dietro le finestre. Manco a dirvi che sono statue. Sculture in bronzo alte più o meno trenta centimetri, che rappresentano i suddetti krasnale intenti nelle attività più varie.

Non ne conosco il numero esatto, anche perchè tendono ad aumentare con una certa costanza, ma se volete una stima approssimativa direi tra i due e i trecento. Sono così tanti che esistono delle mappe per ritrovarli. Ovviamente sono per i turisti, a cui è offerto così un modo diverso per girare la città. I bambini si divertono con una sorta di caccia al tesoro e gli adulti si divertono con una serie infinita di fotografie: foto di gnomo dall’alto, foto di gnomo dal basso, foto di gnomo con figli, foto di gruppo con gnomo, selfie con gnomo. Ovviamente io non mi sono sottratto. Anche se dopo un po’ di settimane che ero qua ho cominciato un po’ a vergognarmi di far le foto agli gnomi come l’ultimo dei turisti, e per cercare di dare dignità al mio status di straniero-che-fa-delle-foto-ma-non-è-un-turista ho smesso.

Ora, se pensate che quella degli gnomi sia tutta un’operazione di marketing ordita dall’ufficio del turismo di Wroclaw, vi sbagliate. Dietro c’è addirittura una storia seria.

ALERT! Segue storia seria (potete saltare e passare direttamente alle foto). 

Negli anni ottanta in Polonia c’era il regime comunista. Per quanto possa sembrarvi strano vivere sotto un regime autoritario non piaceva a tutti i polacchi. Il più celebre movimento di protesta polacco è stato il sindacato Solidarność. A Wrocław in quegli anni nacque uno strano movimento chiamato Pomarańczowa Alternatywa, che contestava il regime con strumenti satirici e non-sense. Come ad esempio assurdi graffiti raffiguranti dei nani, che venivano dipinti dove le autorità avevano cancellato precedenti slogan di protesta.

Nel 2001 per comemorare l’azione di Alternativa Arancione le autorità della città commissionarono la realizzazione di una statua raffigurante uno gnomo da porre sulla via Świdnicka, dove si svolgevano le manifestazioni del movimento. Pochi anni più tardi furono commissionate altre cinque statuette, più piccole della prima. Oggi, come detto, ce ne sono quasi trecento.

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