All posts by roberto.picchiotti

Io e il Cinema Polacco

Improbabili espressioni del volto e ricordi di quando pensavo di essere un intellettuale.

Se volete saperne di più sul cinema polacco cliccate QUI.

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Breslavia dal campanile della Cattedrale

Questa è la Cattedrale di San Giovanni Battista ossia św. Jana Chrzciciela. Che poi in realtà la maggior parte delle foto le ho fatte dal campanile, quindi la chiesa neanche si vede tanto. Se volete una super sintetica storia della cattedrale: hanno iniziato a costruirla poco dopo il 1000, novecento anni dopo l’Armata Rossa l’ha praticamente distrutta, nel 1951 è stata restaurata.

Vi piace il panorama?

Genti diverse

Sto studiando polacco. Risultati ancora pochi, ma ci stiamo lavorando. Ora non vi parlerò di quante consonanti esistano in questa lingua e di che suoni riescano a produrre, ne del fatto che ci siano sette casi – forse cinque anni di liceo classico potrebbero tornarmi utili? Mah. Continue reading Genti diverse

Il Festival Internazionale del Teatro per Bambini di Wroclaw ed io

Lo scorso fine settimana ho partecipato al Międzynarodowy Festiwal Teatrów Dla Dzieci. Dall’alto delle mie competenze linguistiche vi fornirò la traduzione. Festival Internazionale del Teatro per Bambini. Międzynarodowy vuol dire internazionale; dzieci vuol dire bambini, che al singolare è dziecko. Così per dire. Potete immaginare qualcosa di meno adatto a me? Però sono ambasciatore, e quindi ambascio. Continue reading Il Festival Internazionale del Teatro per Bambini di Wroclaw ed io

Blu, Ericailcane: i murales italiani in Polonia

Il mese passato sono stato a Cracovia. Ho fatto 350 foto in 3 giorni. Se ci fossero ancora i rullini fotografici da 24 e da 36 andrei fallito; oppure farei fotografie con maggiore parsimonia, chi può dirlo. Ma tant’è, gli anni ’90 sono finiti ed anche il più banale dei soprammobili merita almeno cinque o sei foto. Figurarsi una città intera.

Comunque girando per Cracovia senza una meta e un obiettivo mi sono per due volte accodato a due gruppi di turisti guidati dalle guide dei free city tour. Il primo l’ho seguito dentro il Castello reale di Cracovia, il Wawel – neanche a dirvi che ho fatto uno sproposito di foto – e presto le vedrete tutte, non pensate di scamparla. La seconda guida l’ho seguita nel vecchio ghetto di Cracovia. Attraversando il quartiere di Podgorze sulla destra ad un certo punto appare un grande murales che ricopre l’intero muro laterale di un palazzo. Una grande campana gialla, che è al tempo stesso megafono. La campana è decorata da simboli papali, e sotto di essa una massa informe di uomini tutti uguali ascolta fissa la voce del megafono. Il messaggio è evidente. La guida ce lo indica, nel cuore della cattolicissima Cracovia è un simbolo piuttosto significativo. L’autore dell’opera è italiano, continua la guida, che poi ci condurrà fino ai luoghi della fabbrica di Schindler.

L’autore di quell’opera è Blu. Originario di Senigallia, ma cresciuto a Bologna, nel 2011 segnalato da The Observer come uno dei dieci migliori street artist in circolazione. Quello che non sapevo è che anche molti dei murales di Breslavia sono opera di artisti italiani. Come Blu, appunto, Ericailcane e Dem. Così sono tornato a cercarli. Ne ho trovati alcuni. Questo ad esempio era anche vicino a dove abito io.

Gli gnomi di Breslavia

A Breslavia ci sono gli gnomi. O nani, o folletti. Non sono pratico, il nome in polacco è krasnale. Comunque la città ne è piena. Ad ogni angolo di strada, in mezzo alle piazze, nascosti dietro le finestre. Manco a dirvi che sono statue. Sculture in bronzo alte più o meno trenta centimetri, che rappresentano i suddetti krasnale intenti nelle attività più varie.

Non ne conosco il numero esatto, anche perchè tendono ad aumentare con una certa costanza, ma se volete una stima approssimativa direi tra i due e i trecento. Sono così tanti che esistono delle mappe per ritrovarli. Ovviamente sono per i turisti, a cui è offerto così un modo diverso per girare la città. I bambini si divertono con una sorta di caccia al tesoro e gli adulti si divertono con una serie infinita di fotografie: foto di gnomo dall’alto, foto di gnomo dal basso, foto di gnomo con figli, foto di gruppo con gnomo, selfie con gnomo. Ovviamente io non mi sono sottratto. Anche se dopo un po’ di settimane che ero qua ho cominciato un po’ a vergognarmi di far le foto agli gnomi come l’ultimo dei turisti, e per cercare di dare dignità al mio status di straniero-che-fa-delle-foto-ma-non-è-un-turista ho smesso.

Ora, se pensate che quella degli gnomi sia tutta un’operazione di marketing ordita dall’ufficio del turismo di Wroclaw, vi sbagliate. Dietro c’è addirittura una storia seria.

ALERT! Segue storia seria (potete saltare e passare direttamente alle foto). 

Negli anni ottanta in Polonia c’era il regime comunista. Per quanto possa sembrarvi strano vivere sotto un regime autoritario non piaceva a tutti i polacchi. Il più celebre movimento di protesta polacco è stato il sindacato Solidarność. A Wrocław in quegli anni nacque uno strano movimento chiamato Pomarańczowa Alternatywa, che contestava il regime con strumenti satirici e non-sense. Come ad esempio assurdi graffiti raffiguranti dei nani, che venivano dipinti dove le autorità avevano cancellato precedenti slogan di protesta.

Nel 2001 per comemorare l’azione di Alternativa Arancione le autorità della città commissionarono la realizzazione di una statua raffigurante uno gnomo da porre sulla via Świdnicka, dove si svolgevano le manifestazioni del movimento. Pochi anni più tardi furono commissionate altre cinque statuette, più piccole della prima. Oggi, come detto, ce ne sono quasi trecento.

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Sunrise at Ostrów Tumski.

Ostrów Tumski. Qui, circa mille anni fa, nacque la città di Wroclaw. Ostrów Tumski, tradotto dal polacco, significa isola della cattedrale – o almeno questo dice google translate. In realtà però l’isola della cattedrale non è più un isola da più di 200 anni. La Cattedrale di San Giovanni Battista, invece resta, anche se, come buona parte di questa città, è stata ampiamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale.

Ostrów Tumski nel 1315 fu venduta alle autorità ecclesiastiche, e rimase un territorio indipendente dalle leggi della città fino all’epoca napoleonica. Distrutte le fortificazioni dell’isola, i francesi, ricoprirono il braccio di fiume che passava dietro alla Cattedrale, lasciando Ostrów Tumski un isola solo nel nome.

La zona ha però nel tempo mantenuto la propria peculiarità. Ad esempio le novanta lampade a gas che la illuminano vengono accese e spente manualmente. Un uomo, tutti i giorni, vestito con un pesante mantello scuro, fa il giro dell’isola e con un lungo arpione accende le novanta lampade. L’ho incontrato la prima volta diverse settimane fa, verso le 19, quando la luce del giorno cominciava a farsi più debole. L’ho incontrato di nuovo l’altro giorno, erano le 5.30 e lui sulla via Katedralna spegneva le luci man mano che io mi avvicinavo alla Cattedrale di San Giovanni Battista. Poi si è spenta anche l’illuminazione della Cattedrale, consegnando Ostrów Tumski alla solenne quiete delle prime ore del mattino.

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